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Ricordi Capannini: La luce

(di Giampiero Bielli)
E’ appena terminata la guerra, c’è tanta voglia di fare e costruire.
Settembre 1949; l’idea di potere avere anche alla Capanna la luce elettrica incomincia a concretizzarsi. Si iniziano i lavori di scavo per la costruzione della centralina idroelettrica che sarà costituita da:
- bacino idrico posizionato nell’appezzamento di proprietà di Giovanni Piacenti (Torette);
- canaletto in terra battuta per l’adduzione dell’acqua dal torrente Para al bacino idrico;
- condotta forzata in tubi di ferro di diametro 150 mm, acquistati usati a Gambettola dopo che erano stati utilizzati per portare carburante nelle zone di guerra appenniniche dagli Alleati della 2^ guerra mondiale;
- locale in muratura per il contenimento delle apparecchiature della centralina idroelettrica, costruito a valle della condotta forzata, adiacente alla Para;
- canaletto per il troppo pieno del bacino, costituito da doccioni in legno ricavati da abeti scavati.
Le apparecchiature idroelettriche sono:
- turbina tipo Pelton, fusione eseguita ad Arezzo, progettata e montata da Lino Brizzi a Fresciano. La turbina è trasportata alla Capanna a dorso di mulo da Ferrando e Sauro;
- saracinesca manuale per apertura-chiusura o regolazione della portata dell’acqua;
- alternatore “Pellizzari” da 3 kva, trifase, V=1,73x160, acquistato ad Arzignano (VC);
- quadretto elettrico di controllo su tavola di marmo;


E così il 10/06/1950, l’unica lampadina posizionata sulla cantonata della Chiesa, illumina la piazza, luogo dei festeggiamenti per l’arrivo della luce.
E i festeggiamenti sono veramente festa grande, perché oltre all’evento, punto di partenza per condizioni di vita migliori, era stata vinta una scommessa con l’unione e la solidarietà di tutti i Capannini.
I lavori sono stati eseguiti con la supervisione di Mazzi di Bagno di Romagna e con la partecipazione di tutta la popolazione che ha contribuito con 10 giornate lavorative più Lit 5.000 per ogni famiglia.
Mentre si scavava per la costruzione del bacino idrico a lato della strada mulattiera che porta a Castelpriore, spesso si manifestava la simpatica ironia di Gagliano con la seguente battuta: “voialtre avdrete lume quant’us leva e sole!”
Si festeggiava in piazza di notte con la luce elettrica.

Poco tempo dopo, per poter recuperare qualcosa sulle spese sostenute, Don Berardo e Menco si recano a Forlì in prefettura per rendere nota la situazione Capannina; sono fortunati, poiché ottengono dal Prefetto stesso un aiuto di Lit 350.000.
Quale segno di ringraziamento lo invitano alla Capanna a partecipare ad un pranzo con i Capannini e così nella sala della Milta, addobbata a festa, il Prefetto può gustare le specialità delle cuoche locali e bere vino Chianti (fiaschi etichettati), acquistato per l’occasione.

Dopo la visita del Prefetto, peraltro arrivato alla Capanna a dorso di cavallo, qualcosa incomincia a muoversi; dopo breve tempo, con il piano Fanfani, iniziano i lavori per la costruzione della strada rotabile Balze-Capanne.